Deja Vu – Riprenditi il tempo
Un luogo diverso dagli altri
Avrei potuto togliere queste pagine, perché Deja Vu oggi è chiuso. Ma non me la sono sentita: è stato un sogno, un progetto, un pezzo di vita durato anni. Ora è una serranda abbassata, ma non una storia finita.
Ho scelto di lasciarlo qui perché alcuni sogni meritano di restare, anche quando cambiano forma ediventano parte di ciò che siamo.
Nel cuore del quartiere Tuscolano a Roma, tra le strade che custodiscono storie antiche e nuove, c’era un luogo diverso dagli altri.
Deja Vu è stato uno spazio dedicato alla cultura, alla scrittura e agli incontri: una piccola libreria indipendente, un negozio vintage, una palestra letteraria, uno spazio per presentazioni, mostre, workshop ed eventi. Un pensatoio corale nato dal desiderio di rallentare, incontrarsi e condividere idee, parole e creatività .
Oggi Deja Vu non è più un luogo, ma una storia che continua a camminare con me. In parte è diventato itinerante, pronto a prendere nuove forme e a incontrare nuovi spazi.
Il sogno di Riprendersi il tempo rimane aperto.
ChissĂ .
Deja Vu Progetto Culturale
Definirei Deja Vu uno spazio sacro, una piccola libreria indipendente, un luogo di incontro per allenare la mente con la palestra letteraria, partecipare a workshop di scrittori e scuole di scrittura, assistere a presentazioni editoriali, mostre ed eventi a sfondo sociale.
Deja Vu è lo spazio dove incontrarsi
Deja Vu era una sorta di pensatoio corale dedicato a tutti coloro che hanno voglia di raccontarsi attraverso manifestazioni letterarie o artistiche.
Ospitava autori, case editrici, designer, pittori e fotografi ed era aperto a tutte le proposte con un significato culturale o collettivo.
Una sedia che aspettava te
Anche i quattro zampe sono stati sempre i benvenuti, per loro c’erano carezze, premietti e una ciotola di acqua fresca. In questa frenetica marcia della modernità , immersi in un ritmo costante di performance che comprime i nostri pensieri, sentiamo risuonare spesso: “Non ho tempo”. Per questo all’esterno c’erano delle sedie per riposarsi e conversare. Mi ricordavano mia nonna, che si sedeva sempre fuori casa e parlava con tutti quelli che passavano, una tradizione recuperata che mi ha permesso di interagire con gli abitanti del Quadraro, il mio quartiere, in un mix di generazioni a confronto, stimolante e nutrient
Deja Vu era il negozio che sosteneva il progetto
In un’epoca in cui gli acquisti online hanno preso il sopravvento, spesso a discapito del valore umano e del contatto genuino, qui trovavi un’atmosfera accogliente e familiare.
Le emozioni erano al centro dell’esperienza Déjà Vu, dove le chiacchiere davanti a una tazza di tè o una tisana erano incoraggiate e ogni acquisto diventava un momento di consultazione con i Ching, gli Intuiti o il libro Destiny dei percorsi karmici.
Capi Sartoriali
Al Deja Vu c’era abbigliamento vintage e usato selezionato, abiti e accessori ecosostenibili, poiché recuperati, che aspiravano a rappresentare il mantenimento delle attività extra che vi si svolgevano.
Selezionavo capi sartoriali per tutte le etĂ e le taglie, i modelli e le modelle che fotografavo per i social erano amici o clienti che si divertivano a giocare posando.
I capi portavano un messaggio scritto a mano che arrivava al cliente come apparente scelta casuale, e alcuni abiti e borse erano accompagnati da un mio racconto esclusivo, una narrazione romanzata che manifestava ogni volta una piccola magia.